Darjeeling First Flush (giardino Seeyok)

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La storia del tè in India è strettamente legata all’arrivo delle compagnie mercantili europee, ed in particolare con la Compagnia delle Indie Orientali Inglese (EIC). Molti dei giardini infatti furono creati in questo stato a seguito dell’arrivo degli europei nel continente asiatico, in particolare per la produzione del tè nero che ebbe un forte sviluppo a partire da questo periodo. Non a caso molti tè neri, tra cui quelli più pregiati, hanno una storia molto più breve rispetto a quella dei tè verdi o bianchi. La pratica di ossidare completamente le foglie si lega alle esigenze della popolazione occidentale, che amava sapori più forti e decisi rispetto a quelli che fornivano gli infusi con foglie non ossidate. Il Darjeeling è un centro abitato dell’India (precisamente nella regione del Bengala), noto essenzialmente per due cose: la prima la Ferrovia Himalayana del Darjeeling, considerata patrimonio dell’Unesco ed una delle ultime ferrovie a vapore ancora presenti. Sebbene dal carattere suggestivo, quello che interessa a noi è l’altro elemento di popolarità: il tè nero che porta il nome della stessa città.

La storia ci dice che la coltivazione di questo tè inizia nel 1841 ad opera di un certo medico chirurgo Dr. Arthur Campbell, trasferito qui nel 1939 e proveniente da Kathmandu, nel Nepal, diventando primo sovritendente sanitario della regione. L’aspetto particolare è che la creazione del primo campo coltivato deriva da sementi della pianta del tè della variante cinese acquistati dallo stesso Campbell, nonostante l’India sia insieme alla Cina una delle zone dove tipicamente cresce la pianta (sebbene sia di un’altra variante). Da quell’epoca la produzione si è sempre più espansa: ad oggi si possono contare centinaia di giardini che producono Tè Darjeeling, ognuno dei quali riconoscibili dal gusto e dall’aroma che vengono prodotti con l’infusione. Mediamente la quota alla quale vengono coltivate le piante è di 1200 metri, in un ambiente umido ma temperato.

Estremamente apprezzato dagli inglesi, tanto da poter essere considerato il loro tè per antonomasia, da molti viene considerato come il migliore tra i tè neri, tanto da guadagnarsi l’epiteto di “Champagne del tè”. Si tratta però di un soprannome che lascia il tempo che trova: come già detto ogni giardino di contraddistingue per un suo sapore ed aroma, e come se non bastasse viene classificato anche in base al periodo della raccolta. Normalmente si parla di Darjeeling First Flush (FF) per quello raccolto tra metà Marzo e l’inizio di Aprile, mentre si parla di Second Flush (SF) per la raccolta di Giugno; è questa raccolta che viene specificatamente definita Champagne del tè. Accanto a queste si possono avere altre due raccolte: una tra Aprile e Maggio (raccolta In-between) e una dopo il periodo delle pioggie (Autunnale) generalmente in Ottobre. Qui parleremo della FF, avendo avuto modo di acquistare di recente la produzione del 2016 appena giunta dall’India.

Darjeeling FF - Foglie

Il negozio nel quale acquisto ha la buona idea di fornire ogni anno un prodotto proveniente da un giardino differente, non necessariamente uno tra i più famosi, permettendo quindi ai più esperti (ovviamente io sono escluso) di cogliere le sottili differenze che ci sono tra una coltivazione e l’altra; per quest’anno ho a disposizione foglie provenienti dal giardino di Seeyok (il grado di qualità delle foglie è SFTGFOP1), dove si produce tè biologico. La prima cosa che balza all’occhio è il colore delle foglie: normalmente il Darjeeling è considerato un tè nero, ma considerare tale il FF non è propriamente corretto. L’ossidazione è in effetti parziale, quindi “tecnicamente parlando” sarebbe più corretto dire che si tratta di un oolong; comunque a vostro rischio e pericolo fare un’affermazione del genere. Per questo motivo il colore è più tendente al verde, che non al nero per un tè che ricade in questa categoria. Da notare che questa particolarità è valida per il FF, non per il SF (che è un nero al 100%).

Questa caratteristica rendono il colore dell’infuso più chiaro di quanto ci si aspetta normalmente, ed allo stesso tempo il sapore risulta più delicato. Ne risentono anche in parte i valori di riferimento per la preparazione: pur mantenendo tempi di infusi relativamente bassi, la temperatura è leggermente inferiore rispetto a quelli di un tè nero. Va sempre tenuto a mente che la “poliedricità” di piante prodotte che cadono sotto la denominazione Darjeeling, fanno si che i parametri di riferimento proposti nella scheda in fondo sono delle indicazioni di massima, dove possono essere presenti piccole variazioni o vere e proprie eccezioni negli specifici casi. La forma stessa delle foglie a fine lavorazione tendono a ricordare più un tè verde che non un tè nero.

Per la prima degustazione ho decido di effettuare la preparazione secondo il rituale del Gong-Fu Cha, applicando i valori di massima che ho fissato per questo tipo di tè e promettendomi di fare delle piccole variazioni in futuro, al fine di raggiungere risultati ottimali. Normalmente per il Darjeeling FF tengo temperature leggermente più basse rispetto ad un normale tè nero, anche se i miei dubbi maggiori sono sulle quantità ed i tempi di infusione: la cerimonia cinese del tè si basa su grandi quantità e tempi ridotti, e questo riduce i margini di errore possibili. Provo ad infondere 4,8 g di foglie per 45 secondi nella mia Yixing, e posso dire di ottenere un risultato subito soddisfacente; in questo caso partire dall’esperienza accumulata negli anni è stato molto utile.

L’infuso in tazza è ambrato ma abbastanza chiaro e leggermente brillante: come già scritto sopra, uno degli aspetti che dipendono dalla non completa ossidazione delle foglie, che tendono a quelle dei tè neri ma mantengono alcune caratteristiche dei tè non ossidati. Normalmente un tè nero ha un infuso molto più scuro ed intenso. Ma è al sapore che emergono gli elementi di contrasto più evidenti: il FF risulta più delicato di quello che ci si potrebbe aspettare, poco astringente, ed abbina fragranze dolciastre (il Seeyok nello specifico richiama quelle delle mandorle fresche) ad altre di fiori, che sono normalmente tipiche dei tè verdi. Caratteristiche che ritroviamo, insieme ad un accenno di miele, anche sul fondo della tazza una volta bevuto l’infuso.

Queste qualità rendono il Darjeeling First Flush quasi unico nel panorama dei tè neri, particolare sotto diversi aspetti e più leggero da bere. Normalmente piace accompagnarlo con dei dolci, o dei biscotti, al sapore di cioccolato, ma rende molto bene anche senza prendere altro.

 

Tipologia Tè nero
Provenienza India nella regione del Bengala, Darjeeling
Soprannomi Champagne del tè
Dati di infusione (250 ml) 3,0 g, 85 °C, 2:30 minuti
Colore infuso Ambrato, chiaro, leggermente brillante
Sapore Delicato, note fruttate e floreali, poco astringente

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