Il tè in Nepal: varietà sorprendente

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I pochissimi che seguono questo blog (una buona dose di sano ottimismo non fa mai male) avranno sicuramente notato che parlando di tè mi riferisco sempre ad un numero ristretto di paesi: Cina, Giappone, India, Taiwan. La Cina è il luogo in cui nasce e si diffonde la cultura del tè, e da qui si è espansa principalmente agli altri citati, per motivi storici che abbiamo già affrontato in altre pagine del sito; i tè più famosi al mondo provengono da questi luoghi, e nel corso del tempo hanno raggiunto una varietà produttiva unica al mondo.

Ma il tè non viene coltivato solo in questi stati, di fatto si tratta di una pianta che si adatta molto bene a tutti i tipi di climi sub-tropicali umidi, possibilmente ad alte quote. Questo è il motivo per cui in paesi come ad esempio l’Italia la sua coltivazione, sebbene possibile, è limitata e con esiti molto scarsi a tutti livelli, ma per il quale la camellia sinensis si è adattata molto bene in altre parti del mondo, come ad esempio alcune zone del continente Americano e del continente Africano, ed in particolare quest’ultimo sta conquistando quote di mercato grazie a produzioni importanti sia a livello quantitativo che qualitativo. Sebbene interessante parlare di tè provenienti da questi luoghi sotto molti punti di vista, la mia ignoranza in materia non mi permette, almeno per il momento, di entrare in questo ginepraio. Quindi, anziché allontanarci di alcune migliaia di chilometri, ci limitiamo ad attraversare lo steccato del vicino.

In Asia esistono almeno altri 3 stati che hanno produzioni di tè importanti. Abbiamo la Russia, che ha sviluppato una propria cultura per il tè, il Tibet che formalmente fa parte della Cina ed infine lo stato d’interesse di questo articolo: il Nepal. Si tratta di una Repubblica Federale, dove la sua posizione ed orografia ne fatto un luogo ideale per la coltivazione del tè, essendo situata proprio tra la Cina e l’India. Qui si producono essenzialmente tè neri, e la curiosità mi è nata in seguito agli ultimi acquisti fatti dove ho avuto l’occasione di avere un paio di assaggi dei tè noti come Maloom e Jun Chiyabari. Le piantagioni di questi due tè, cosi come tutti quelli prodotti in Nepal, si estendono sulle vette dell’Himalaya con le coltivazioni che arrivano a 2.000 metri, sono esportati in quantità limitatissime e si caratterizzano per la notevole ricchezza di profumi e sapori dell’infuso. In parte richiamano le qualità olfattive e degustative del Darjeeling, la cui regione è molto vicina e di conseguenza li accomunano clima e tipo di pianta, ma mantengono un’identità tutta loro, che li rende riconoscibili ed unici sotto diversi aspetti rispetto a tutti gli altri tè neri.

Il Nepal ha quindi sviluppato una metodologia ben precisa per la coltivazione e la produzione del tè, che seppure in quantità non paragonabile a quella di altri stati rappresenta una delle principali fonti economiche del paese, ed è basata su una qualità finale del prodotto elevata. Si riscontrano due tipi di processi ben definiti, che si differenziano principalmente per l’altitudine delle piantagioni e per il tipo di lavorazione fisico che viene fatto sulla foglia (in particolare durante la fase di arrotolamento). Le raccolte avvengono in quattro periodi durante l’anno:

  • First Flush: fatta dalla quarta settimana di Marzo fino alla fine di Aprile, caratterizzata da basse quantità prodotte, con un infuso dal colore giallo tendente al verde e comunque chiaro con un sapore delicato e floreale.
  • Second Flush: raccolta effettuata tra la seconda settimana di Maggio e la fine di Luglio, si distingue dal First Flush per i sapori molto più intensi e variegati; alcuni considerano questa la miglior produzione di tè in Nepal.
  • Monsoon Flush: Come dice il termine, questa raccolta viene effettuata durante il periodo dei Monsoni in Nepal, quindi il periodo delle piogge (non a caso ci si riferisce a questa raccolta come quella del rainy tea). Si effettua subito dopo il Second Flush, tra la fine di Luglio e la fine di Settembre, e si caratterizza per infusi molto scuri ed intensi nel sapore.
  • Autumn Flush: La raccolta autunnale, fatta da Ottobre a fine Novembre. Si caratterizza dai sapori pungenti e muschiati.

Dopo questa rapidissima panoramica, entriamo nello specifico dei due tè che ho avuto modo di apprezzare. Il Maloom è un tè nero che si caratterizza per delle foglie intere arrotolate di varie tonalità di colore, che vanno dal verde scuro, al verde chiaro, al giallo, al colore del bronzo, contraddistinte da un profumo sottile. Più di altri, questo tè si può accumunare ad alcune delle più significative produzioni di Darjeeling, in particolare per quanto riguarda gli aromi dell’infuso. Questo è uno dei principali tè prodotti in Nepal nonostante la relativa giovane età che risale al 1993.

Maloom - Foglie

 

Maloom - Infuso

L’infuso si presenta opaco, rossastro, contraddistinto da un aroma intenso e profumato, che richiama in maniera decisa il mielato ed il fruttato; di fatto, tutti i tè nepalesi hanno sapori ed odori molto forti, cosa che probabilmente lo rende molto apprezzato per i gusti occidentali. Il sapore stesso si avvicina molto ai gusti europei: morbido e delicato al palato ma al tempo stesso ricco di sapori, principalmente di frutta matura e che richiamano in generale a quelli dolci, con un retrogusto sul palato leggermente agrumato, di noce muschiata e chiodi di garofano. Il Maloom è un tè di qualità, facilmente apprezzabile da chiunque ed adatto a qualunque momento della giornata.

I tè del Nepal però si caratterizzano non solo per aromi particolarmente ricchi e complessi, ma anche per la loro varietà sulle singole produzioni di tè. Lo Jun Chiyabari, per esempio, ha un sapore estremamente articolato e caratteristico, ma con note decisamente diverse rispetto al Maloom che abbiamo appena conosciuto. Questo tè viene prodotto esclusivamente in un giardino situato nella regione est dell’Himalaya, attorno alle colline di Hile nel distretto di Dhankuta.

Jun Chyabari - Foglie

Jun Chyabari - Infuso

L’aspetto delle foglie è simile a quelle del Maloom, ma lo Jun Chiyabari ha tonalità di colore tendenzialmente più scure e aspetto leggermente diverso. Le foto non rendono giustizia, ma avendo tra le mani i due campioni di tè si possono notare delle differenze, seppur minime. In questo caso abbiamo foglie voluminose, arrotolate a mano per preservare l’integrità dei germogli.

Questo tè si caratterizza per un sapore ed un aroma ancora più intenso, ma in maniera evidente diversi rispetto al Maloom. L’infuso, di un colore ramato, emana inconfondibili aromi speziati, ma è in bocca che questo tè risulta estremamente complesso per la sua varietà: sapori fruttati si mescolano in questo caso a quelli speziati, in una moltitudine che può anche rendere difficile le singole identificazioni, che terminano con un retrogusto pungente ed anche lievi sentori di cacao, quest’ultimi ancora più evidenti negli aromi emanati dalle foglie non ancora infuse.

Sono personalmente rimasto colpito dal sapore dei tè del Nepal, sia per la loro intensità che per la moltitudine di sapori che sanno regalare nell’infuso. Un luogo che ha beneficiato di diverse situazioni favorevoli, sia culturali per la vicinanza con la Cina e l’India, sia geografica per la presenza di rilievi adatti, sia climatica per la sua posizione.

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