Le origini della seconda bevanda più bevuta al mondo (una classifica che comprende l’acqua, saldamente al comando per ragioni più che mai ovvie) si perdono nelle nebbie dei secoli, in un intreccio di testimonianze sempre meno certe e più frammentate mentre camminiamo verso il passato remoto, fino a divenire vera e propria leggenda. D’altro canto parliamo di una pianta che ha avuto largo impiego in un territorio, quello dell’attuale Cina, molto vasto e ricco di storie che sono in taluni casi sono venute alla luce, ed in ancor meno giunte fino a noi con un buon grado di certezza e completezza.

Leggende sul tè

Sebbene storie leggendarie, per non dire mitologiche, le possiamo trovare in diverse culture, è evidente che quelle più importanti e note sono legate alla Cina ed alla sua storia (ed all’India, in seconda battuta), perché è qui che la pianta da sempre cresce naturalmente; solo millenni più tardi verrà trapiantata anche in altre parti del mondo. Non è un caso che il tè viene considerato la bevanda nazionale cinese.

La Cina, così come altre culture antiche, sono ricche di miti e personaggi diventati iconici pur nel dubbio quasi certo che non sono mai realmente esistiti. Tradizionalmente la loro storia, che segue i miti della creazione del mondo, parte con il periodo dei cosiddetti Tre Imperatori, od Augusti, che come in tanti casi culturali analoghi si possono considerare i padri dei mestieri e coloro che insegnarono i primi concetti di civiltà agli uomini, oltre che essere il ponte di collegamento tra i mortali e le divinità. Evito di entrare più nel dettaglio della loro storia, anche perché si tratta di un campo di studi sicuramente interessante, ma nel quale io sono parecchio carente; d’altronde non posso farci nulla se a scuola mi hanno fatto studiare la storia antica dell’Egitto, della Grecia e di Roma (datemi pure dell’ignorante).

Shen Nung

Immagine che ritrae Shen Nung

Ciò che a noi interessa è nello specifico la storia di una di queste 3 figure: Shen Nung (Shennong, 神農 in cinese tradizionale, 神农 in cinese semplificato), noto anche come Imperatore dei cinque cereali. Vissuto circa 5000 anni fa, probabilmente secondo le fonti tra il 2838 a.c. ed il 2698 a.c., è noto per essere il padre della medicina cinese e per aver introdotto in Cina l’agricoltura. Si dice abbia il merito di numerose invenzioni, tra cui la zappa, l’aratro, il metodo d’irrigazione dei campi, il calendario cinese ed altre ancora. Shen Nung condivise le sue conoscenze con il resto della popolazione, affinché non fosse più necessario sfamarsi uccidendo gli animali; per questo è noto anche come il Divino Agricoltore.  Quello che a noi interessa è che fu anche un esperto di erbe officinali, che catalogò e ne studiò le qualità, anche attraverso prove pratiche su lui stesso: si dice che morì proprio a causa dell’ingestione di una pianta tossica dai fiori gialli.

A lui viene attribuita quella che possiamo definire la storia più antica sul tè (ovviamente in veste di scopritore), citato nella sua opera Pen ts’ao datata 2737 a.c., contenente tra le altre la descrizione di 366 erbe ed oltre 1000 preparati. Si dice che durante le sue innumerevoli peregrinazioni era solito ristorarsi con acqua scaldata sul fuoco, perché aveva notato che chi beveva acqua bollita si ammalava meno frequentemente di chi la beveva direttamente dai pozzi. Un giorno, mentre sostava sotto un albero, alcune foglie caddero nel recipiente grazie ad una folata di vento; immediatamente l’acqua assunse un colore giallo dorato e da essa si sprigionò un’aroma dolce, delicato ed intenso. Shen Nung bevve l’infuso e dichiarò che esso aveva proprietà corroboranti sia per il corpo e per la mente, oltre che essere dissetante. Se ancora qualcuno se lo sta domandando, si: trattasi di foglie della pianta del tè. Da allora scoprì e catalogò numerose varietà di tè, stabilendo anche le procedure per la coltivazione, la lavorazione e l’infusione. Da notare che, sempre secondo la leggenda, era proprio la pianta del tè che avrebbe avuto la capacità di salvarlo dalla pianta tossica che ne decretò la morte.

Ma visto che ne abbiamo per tutti i gusti, e non ci va di tirare le cuoia per aver mangiato fiori gialli di dubbia provenienza, possiamo sempre far ricadere la nascita della bevanda del tè su un’altra figura, in questo caso con discrete probabilità di essere storicamente esistita (se non altro perché ancora oggi i suoi insegnamenti trovano un modo per continuare a vivere), anche se sconsiglio vivamente di fare esattamente quello che viene narrato… poi ognuno faccia come crede.

In realtà le fonti storiche accertate sono tanto scarse ed incerte quanto invece abbondanti le leggende, e per certi versi la figura di Bodhidharma (483 – 540) assume connotati più mistici ed esoterici di quanto non faccia lo stesso Shen Nung, le cui storie hanno lo scopo di mostrare un approccio semplice e per certi versi pratico al mondo della natura, tale da poterne sfruttare le ricchezze da qualunque essere umano; in pratica una sorta di insegnante, di maestro. L’appena citato personaggio era originario dell’India e visse tra il quinto ed il sesto secolo, proveniva da una casata nobile ma soprattutto è noto per essere diretto discendente di Siddharta Gautama, meglio noto come Buddha: si, proprio il fondatore del Buddismo, e questo fa di Bodhidharma il 28° patriarca del Buddismo. Monaco buddista (ovviamente), viene ricordato per essere il fondatore della corrente del Buddismo Chàn o Ch’an (Zen in Giappone) che in questa accezione venne da lui stesso “esportato” nella confinante Cina, e che ne fa per ovvie ragioni il Primo Patriarca. A noi occidentali piace però ricordarlo come l’ideatore dello stile di combattimento dello Shàolínquàn, ovvero lo stile che comunemente viene attribuito ai monaci Shàolín; non è un caso, tra l’altro, che il primo documento con riferimento al Chàn è rappresentato da un epitaffio che si trova nei pressi del monastero Shàolín (少林寺), luogo tra l’altro in cui Bodhidharma passò alla storia per aver meditato di fronte ad un muro per 9 anni.

Monastero Shaolin

La leggenda (nella versione giapponese, sicuramente la più nota) narra che durante un periodo di completa meditazione di 7 anni durante il suo viaggio in Cina, colto da stanchezza si addormentò passati circa 3 anni. Al suo risveglio, resosi conto di essere venuto meno ai suoi compiti, decise di fare ammenda tagliandosi le palpebre degli occhi (e qui torno a sconsigliare di fare altrettanto) considerate la parte colpevole della sua mancanza, e le sotterrò. Col passare del tempo, nel punto del terreno in cui le aveva “piantate” nacque la prima pianta di tè, che non a caso possiede delle foglie a forma di palpebra. In una variante di questa storia, si dice che per evitare di addormentarsi Bodhidharma raccolse dal terreno alcune foglioline (di tè) e le masticò, e che in seguito a ciò gli ritornarono le forze e la stanchezza scomparve. Probabilmente l’attribuzione di questa storia a tale figura non è casuale, perché all’epoca per i monaci che passavano la notte a meditare era costume bere del tè, proprio per riuscire a mantenersi svegli e tenere alta la concentrazione.

Queste sono sicuramente tra le leggende più note riguardo il tè e significative sotto diversi punti di vista per quanto riguarda le sue proprietà. Ma la tradizione, in particolare quella cinese, è ricca di storie su questa pianta e l’infuso da esso ricavato, alcune delle quali atte più a “glorificare” il tè che a fare riferimento alle sue qualità od a fatti storici reali. A titolo d’esempio, una storia narra di un periodo di pestilenza e siccità in Cina, e che secondo i saggi per curare gli ammalati del paese era necessario procurarsi una pianta rara che sorgeva sulle cime di una montagna protette da un drago. Chiunque si recasse li per recuperare la pianta, veniva attaccato e tramutato in pietra dalla bestia finchè non giunse una ragazza che, per evitare quella fine funesta, attaccò il drago da grande distanza con delle pietre, riuscendo così a trovare il tempo per raccogliere la pianta. Tornata al suo villaggio, la piantò ed appena innaffiata iniziò a produrre nuovi germogli nel terreno. Allo stesso tempo tornarono le piogge ed il terreno tornò fertile, cosicchè la pestilenza venne debellata.

Le origini storiche del tè

Impossibile dire se queste leggende contengono un fondo di verità, se fanno riferimento a fatti realmente accaduti o se hanno solo uno scopo “educativo” riguardo le proprietà del tè. Rimanendo invece in un contesto storico reale, il primo utilizzo da coltivazione della pianta del tè viene fatto risalire intorno al 700/800 a.c. in Cina, ma si tratta di informazioni difficili da riscontrare. Quello che possiamo dire è che nelle zone sud-occidentali della Cina, dove la pianta è endemica, probabilmente l’uso occasionale a scopo alimentare era già praticato a quei tempi, mentre il nucleo della civiltà arcaica cinese, sviluppatasi nella pianura centrale sulle rive del fiume Giallo, sia entrata in contatto con il tè solo successivamente quando sono iniziati i rapporti con i territori meridionali, prima di essere accorpati. Esistono poi fonti che indicano che la pianta del tè, durante i primi tempi dalla sua scoperta, veniva usata soprattutto per la creazione di impacchi medicamentosi, dopo una lavorazione che gli faceva assumere una consistenza poltigliosa, e che solo in seguito si iniziò ad usare per effettuare infusioni, da foglie che venivano essiccate e compresse in panetti adatti per i lunghi viaggi che poi venivano sbriciolati quanto basta nel momento della preparazione della bevanda.

Si ritiene che i primi utilizzi risalgano alla preistoria in luoghi quali l’Assam, la provincia dello Yunnan, il Laos, il Vietnam e la Thailandia, zone in cui la pianta trovava, e trova ancora oggi, il suo naturale luogo di origine, ovvero foreste remote che si trovavo a ridosso di queste provincie. Gli antropologi speculano sul fatto che gli umani preistorici (l’Homo Erectus) scoprì l’albero del tè crescere selvaggio nella foresta dello Yunnan. Durante la dinastia Shang (1766 a.c. – 1050 a.c.) si è iniziato a consumare il tè di queste zone per ottenere prodotti medicamentosi, mentre verso la fine della dinastia Zhou (1122 a.c. – 256 a.c.) furono trovate piante indigene dell’albero del tè crescere selvagge nella provincia Sichuan; si ritiene che in quest’ultimo periodo che le persone iniziarono a bollire le foglie del tè per consumare l’infuso concentrato ottenuto senza l’aggiunta di altre foglie od erbe.

Ideogramma del tè

Più interessante, e ben più documentato, è l’evoluzione della terminologia per indicare il tè. In Cina il termine generico per indicare la bevanda ottenuta dalle foglie, e generalmente conosciuto anche in occidente, è chá, mentre per indicare le foglie si usa il termine composto cháyè, che letteralmente significa “foglie di tè”. Ma questo termine, nella forma grafica attuale, diventa comune solo con l’introduzione dello Chajing scritto da Lu Yu, mentre prima erano in uso diversi tipi di carattere. Il più antico è sicuramente il carattere , il quale però generava confusione perché aveva un duplice significato: oltre a quello di tè anche quello di “pianta commestibile dal sapore amaro”; spesso indicava la cicerbita, la persicaria, ma anche la lattuga e la cicoria. L’ambivalenza di significato portò a modificare la grafia del simbolo sotto la dinastia Han (206 a.C. – 220), ma non entrò nell’uso comune fino alla composizione del Canone del tè. Si ritiene inoltre che già prima della trasformazione grafica il carattere tú, nell’accezione del tè, fosse pronunciato chá. Ma non si tratta degli unici termini usati a riferimento del tè: in passato esisteva il termine chuăn che era sinonimo di tú, e compare nel più antico riferimento certo all’uso del tè come bevanda, lo Sanguo Zhi (Memorie dei Tre Regni). Altro termine, in uso ancora oggi, è míng, che letteralmente significa “i germogli del tú”.

Analizzando l’evoluzione lessicale, è evidente che il termine usato nelle varie lingue del mondo deriva dal carattere tú o dal carattere chá. Nello specifico i paesi europei, che scoprirono la bevanda solo durante l’espansione coloniale in oriente, mutuarono il termine tú in (pronuncia “tei”) e quindi nel termine ; altri paesi, in particolare quelli già a contatto con la civiltà cinese ma non solo, presero a prestito l’altro termine.

Termine Lingua
te Catalano, Danese, Ebreo, Italiano, Lettone, Malese, Norvegese, Spagnolo, Svedese
tea Inglese, Ungherese
tee Africano, Finnico, Tedesco, Coreano
the Francese, Islandese, Indonesiano
thee Olandese
cha Greco, Indiano, Giapponese, Persiano, Portoghese
chai Russo
chay (caj) Albanese, Arabo, Bulgaro, Croato, Ceco, Serbo, Turco

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