Persone più curiose di altre, che non si limitano a scegliere quale tè lavorato da acquistare nel proprio negozio di fiducia, potrebbero domandarsi da dove nascono le foglie che depositiamo sul fondo della teiera e che poi vengono scaldate dall’acqua che versiamo sopra. In effetti il tè presenta 6 macro-categorie commerciali, ed andando più in profondità si può evidenziare come in base alla regione di provenienza possiamo avere foglie, e di conseguenza infusi, con caratteristiche di diversa natura: tutto questo può far pensare che la pianta si presenta in numerose varianti.

Camellia sinensis disegno

E a dire il vero, esistono circa un migliaio di sotto-varietà di piante del tè, ed in passato si è generata una certa confusione in merito alla classificazione. In particolare, un botanico come Carlo Linneo (1707-1778), svedese e padre del sistema di classificazione binaria delle piante, riteneva esistesse una varietà più adatta per la produzione dei tè verdi ed una più adatta per i tè neri. Può quindi sorprendere scoprire che in realtà esistono solo 3 grandi varietà di piante del tè, e come ben sa chi è un poco avvezzo di questo mondo la grande scelta di foglie che troviamo in commercio non dipende dal tipo di pianta ma dalla lavorazione che subisce la foglia. Ma nei fatti la base di partenza è sempre la stessa, che si tratti di un tè verde, nero, oolong, prodotto in altura o meno, raccolto in primavera od in autunno.

Stabilire la regione d’origine della pianta e quanto è antica è praticamente impossibile. L’uso di questa pianta risale a prima del periodo dell’uso della scrittura per registrare la storia, e comunque molte delle documentazioni successive sono state “addomesticate” ad uso e consumo di questo o quell’imperatore. Gli esperti sono comunque concordi nel ritenere che due sono i siti altamente probabili nei quali si è inizialmente sviluppata. Il primo è l’altopiano del Tibet nel nordovest della Cina, includendo zone della provincia dello Yunnan fino ad arrivare alle montagne Mengding nel nordovest della provincia del Sichuan; il secondo nella valle Brahmaputra nel punto in cui si incontrano l’India, la Birmania ed il Tibet. Il termine scientifico per la pianta del tè è Camellia sinensis, dove il termine sinensis vuol dire “cinese”. Si tratta di una pianta sempreverde che vive in ambienti sub-tropicali e tropicali, le cui condizioni ottimali di crescita prevedono un clima umido e con un terreno acido e permeabile, senza ristagni d’acqua. I territori nebbiosi sono perfetti, perché sono umidi ma al tempo stesso offrono riparo dal Sole (e tè tra i più pregiati derivano da coltivazioni i cui climi sono più rigidi).

Varianti della camellia sinensis

Come scritto sopra, le varianti conosciute sono 3, anche se spesso si fa riferimento a solo 2 (la terza viene spesso considerata un sottogruppo di una delle altre), e la terminologia usata per identificarle richiama al luogo d’origine.  È catalogata fra le Dicotiledoni (piante a fiore nel cui seme l’embrione è fornito di due cotiledoni, cioè foglie embrionali carnose con struttura semplificata), appartenente al genere Camellia.

Camellia sinensis

La principale variante è la Camellia sinensis sinensis che, come è facilmente intuibile, si tratta della variante cinese della pianta. Questa trova il suo luogo ideale per prosperare all’interno delle montagne, in climi non troppo caldi ed ad altitudini elevate (tra i 2000 ed i 3000 metri). Le breve stagione di crescita genera una resa di coltivazione minore rispetto alla variante assamica della pianta, con foglie più sottili e presenza inferiore si tannini. Soffre le variazioni estreme di temperature e la riduzione di ossigeno e sostanze nutritive nel terreno, ma sopporta bene il ghiaccio sul suolo fino a 15 centimetri. La pianta matura è alta da 1 a 3 metri con rami verticali, quasi rettilinei, che nascono dalla base della pianta e ricordano nella forma una fontana, mentre le foglie appaiono di un verde scuro, lisce, rigide e con bordi seghettati. Questa variante attualmente cresce in Cina (dove è endemica) ed in Giappone, Taiwan, alcune zone del Sud-Est asiatico e l’Hymalaya. Di fatto, tutti i tè prodotti in Cina derivano da questa pianta.

La seconda variante di questa pianta è la Camellia sinensis assamica, il cui nome si riferisce al territorio dell’Assam, ovvero l’India. Questa pianta preferisce i territori tipici delle giungle tropicali. Ama i terreni argillosi ben drenati, preferibilmente leggeri e un poco acidi, e più della variante cinese vuole climi altamente umidi, con luoghi in cui ci sono almeno 250 centimetri di pioggia l’anno ed una temperatura media di 29 °C. Si raggiunge l’idealità se si tratta di un luogo che raggiunge i 2000 metri sopra il livello del mare, e la valle dell’Assam è quanto di più adatto esista per questa pianta. Il suo aspetto è ben più imponente della sua controparte cinese, dato che raggiunge i 10-15 metri (ma alcune arrivano anche a 20 metri). Le sue foglie sono larghe e lucide, con distintive venature ai margini, vagamente di forma ellittica e ricordano più quelle di una pianta di arance che quella della controparte cinese. Rispetto alla sinensis sinensis, il cespuglio tende a crescere più in alto e viene potato in maniera differente. Questa varietà, preferita per i tè neri di alta qualità, si trova nel nord-est dell’India, in Sri Lanka e diverse aree dell’Africa.

La terza varietà è la Camellia sinensis cambodi originaria della Cambogia, e spesso viene considerata una sottovarietà dell’assamica (generalmente si sente parlare di due sole varietà di camellia), ma date le caratteristiche uniche di ambiente e fioritura i biologi tendono a separarle in due categorie differenti. Cresce in aree tropicali, in territori aspri e spesso montagnosi, e comprende numerose sottovarietà, seppure in numero inferiore rispetto a quella assamica. La sua storia è fatta di intrighi, dato che è stata trapiantata sull’arcipelago indonesiano durante il periodo di controllo olandese del territorio, nel tentativo di espandere i loro commerci aumentando le quantità di tè prodotto. Si tratta di una pianta usata spesso per le ibridazioni, e nelle regioni in cui cresce (in particolare proprio l’indonesia) è usata per produzioni di grandi quantità, ma bassa qualità, di tè per la consumazione locale. A differenza delle altre due varietà, le condizioni di crescita ideali ha margini più ristretti, e quindi tende a crescere solo in zone in condizioni di temperature ed umidità elevate.

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