Ogni campo dello scibile umano è ricco di figure che nella storia hanno decretato un momento importante, tale da essere ricordato nelle generazioni future, per avere apportato importanti conseguenze, per aver aperto nuovi campi lui stesso ha contribuito ad arricchire: pensiamo ad esempio a Niccolò Copernico nell’astronomia, o ad Albert Einstein nella fisica (e non chiedetemi per par condicio esempi su studi umanistici tipo storia o letteratura, mi spiace per voi ma ho altri tipi di interessi).

Statua di Lu Yu

Statua rappresentante Lu Yu, presente al Museo Nazionale Cinese del Tè nella città di Hangzhou.

Parlando di tè, tenuto conto che è l’argomento di questo sito, se esiste una figura del genere possiamo senza alcun dubbio individuarla in Lu Yu (Lù Yǔ, 陸羽 in cinese tradizionale, 陆羽 in cinese semplificato; 733–804) personaggio probabilmente quasi del tutto sconosciuto nel nostro paese, ma che svolge un ruolo fondamentale per tutta la cultura che riguarda la coltivazione, la preparazione e l’infusione. La sua storia, di difficile ricostruzione nei particolari a causa delle poche e frammentate informazioni che sono giunte fino a noi, ci dipingono un personaggio stravagante ed eclettico, dotato di indubbie capacità prima fra tutte una mente brillante; e come da tradizione cinese, sulla sua storia non mancano aneddoti e storie che rientrano più nel campo della leggenda che del contesto storico.

Originario di Jingling (odierna Tianmen nella provicia dello Hubei), come un novello Mosè venne trovato lungo la sponda di un fiume da un monaco buddista di nome Zhiji, ed allevato nel monastero di Longgai. La genesi del suo nome è di per se un aspetto interessante: alcune fonti ritengono che il cognome gli fu dato proprio da Zhiji, di cui quello laico era proprio Lu. Altre fonti dicono che lui stesso, praticando la divinazione con il testo canonico Yijing (Il classico dei mutamenti, testo di fondamento per le teorie cosmologiche cinesi, formato da 64 figure definite esagrammi, ognuno formato da 6 segmenti orizzontali che possono essere interrotti [linee yin] od interi [linee yang]) ricavò il proprio nome, cognome e nome di cortesia (Hongjian). Nel commento alla sesta linea dell’esagramma 53 jiàn dello Yijing si legge infatti: “L’oca selvaggia (hóng) si avvicina gradualmente (jiàn) alla terraferma (lù). Le sue penne (yû) possono essere usate per scopi rituali”.

Schema che rappresenta i Trigrammi, che sono alla base dello YiJing. Non si sa se sono storicamente precedenti agli esagrammi, ma questa struttura è alla base della lettura divinatoria. La bandiera della Corea del Sud ha rappresentati al suo interno i trigrammi di cielo, acqua, terra e fuoco.

Schema che rappresenta i Trigrammi, che sono alla base dello YiJing. Non si sa se sono storicamente precedenti agli esagrammi, ma questa struttura è alla base della lettura divinatoria. La bandiera della Corea del Sud ha rappresentati al suo interno i trigrammi di cielo, acqua, terra e fuoco.

A quell’epoca in Cina si stava diffondendo sempre più la dottrina Chan, importata tempo addietro grazie a Bodhidharma, e l’uso del tè si espandeva proprio grazie ai monaci che ne erano i principali consumatori. Si ritiene con buon grado di certezza che Lu Yu imparò a preparare e bere il tè proprio all’interno del monastero in questi suoi primi anni di vita, ed è in questo periodo che inizia ad evidenziare come la scelta dell’acqua è un aspetto fondamentale per ottenere un buon infuso. Era un bambino prodigio, e già prima dei 10 anni era capace di scrivere saggi e leggere testi classici; non a caso, il suo lascito più grande riguarda proprio il campo letterario, sebbene parte della sua opera sia andata perduta nel corso del tempo. Il talento, e non solo nella scrittura, non gli mancava, ma non sopportava la vita monastica e la rigida disciplina al suo interno. Per questo, ancora molto giovane, scappò dal monastero e si unì ad una compagnia teatrale.

Dal mio punto di vista, trovo quantomeno bizzarro questo improvviso cambio di abitudini di vita, ma non sono riuscito a trovare alcuna informazione sul motivo di questa forma di “ribellione giovanile”; resta evidente la forte autoconsapevolezza di quello che vuole dalla vita, ma soprattutto di quello che non vuole. Si tratta comunque di un passaggio importante della sua esistenza, perché gli permette di rendere pubblico il suo talento artistico, a tal punto da essere notato nel 746 dal governatore dello Jingling (ex governatore di Luoyang caduto in disgrazia a causa di intrighi di corte) che lo avvierà agli studi letterali, che lo terranno occupato fino al 752 dal maestro Zou sul monte Huomen. Negli anni successivi, la storia della Cina è scossa da un evento sanguinoso: nel 755 il generale An Lushan genera una rivolta che porta alla conquista prima della città di Luoyang e poi della capitale Chang’an. Lu Yu, così come tante altre persone, attraversa il fiume Yangzi per fuggire a Sud, per poi ritirarsi nel 760 a Tiaoxi, nel distretto di Huzhou (attuale provincia del Zhejiang). Sono questi gli anni fondamentali per la sua “consacrazione”: da questo momento trascorre una vita da eremita tra i boschi, bevendo tè ed intrattenendo rapporti solo con monaci ed illustri letterati, ma soprattutto scrive tra il 758 ed il 761 (od il 760) il Chajing, il Canone del tè.

Non si tratta di un semplice libro sul tè, come qualcuno potrebbe pensare istintivamente: nei fatti è il primo trattato cinese interamente dedicato al tè, e per la precisione il più antico testo di questo genere al mondo. La sua importanza non è tanto legata alle specifiche informazioni in esso contenute, anche perché all’epoca di Lu Yu preparare e bere il tè erano concetti completamente differenti rispetto a quelli di oggi. È il modo in cui si parla del tè l’aspetto fondamentale, perché da questo momento tutte le fasi che lo riguardano vengono codificate in maniera strutturale: l’origine, le proprietà, la coltivazione, la raccolta, la lavorazione delle foglie, l’infusione, la scelta dell’acqua, l’uso di specifici strumenti. Questo testo diventa il modello di riferimento, sulla quale si basano e sviluppano tutti gli scritti analoghi che vengono successivamente e che nell’intera epoca imperiale saranno più di 100; in altre parole da vita ad una certa forma mentis che caratterizzerà chiunque si approccia al mondo del tè, stabilendo per la prima volta la strumentazione necessaria ed il metodo canonico per la preparazione. Un pensiero che si è tramandato fino ai giorni nostri e vive, anche a fronte della notevole differenza di idea che si ha rispetto a quell’epoca sul prodotto finale. Si pensi che è proprio con il Chajing che si fissa in maniera inequivocabile l’ideogramma cinese per identificare il tè (cha).

Pagina dello Chajing

Pagina dello Chajing

L’opera è composta di 10 capitoli suddivisi in 3 volumi. Il primo volume è composto da 3 capitoli e parla essenzialmente della pianta del tè: spiega la sua origine e la paragona ad altre piante, quali siano le piante migliori, le sue proprietà, come coltivarlo, raccoglierlo e gli strumenti più adatti. Il secondo volume coincide con il capitolo 4, e parla dettagliatamente degli strumenti, 24 in tutto, per la preparazione dell’infuso, introducendo un sistema “pratico” con utensili specifici che prima non esisteva, alcuni dei quali ancora oggi trovano largo impiego (un esempio tipico è quello del colino, usato dai monaci per altri scopi). Il terzo volume spiega nel dettaglio il metodo di preparazione del tè, come degustarlo ed altre informazioni: nello specifico le tecniche di bollitura, il modo in cui va bevuto, la storia del tè, le maggiori aree di produzioni nella Cina, un metodo per la preparazione rapida del tè quando si ha poco tempo ed una serie di indicazioni su come usare e trattare l’opera.

Quello di interessante che emerge dalla lettura è come il tè veniva preparato all’epoca: non era una semplice infusione di foglie, ma potremmo più definirlo una “zuppa vegetale”. Dalle foglie (opportunamente lavorate e pressate, per poi essere ammorbidite e sbriciolate quando si faceva l’infuso) si otteneva una sorta di decotto con l’uso di acqua a cui era stato aggiunto del sale, con le foglie di tè in sospensione e ricoperto da una fitta schiuma, al quale poi si aggiungevano diversi tipi di spezie come lo zenzero, la cipolla, le giuggiole ed altro ancora. Non esattamente quindi l’infuso ottenuto dalle foglie come si fa ai giorni nostri.

Dopo la scrittura dello Chajing non si hanno notizie precise su Lu Yu. Si sa che negli ultimi anni della sua vita fece ritorno a Jingling, dove muore nell’804. Di certo, la popolarità raggiunta unita all’impulso che diede nella cultura del tè fecero si che, dopo la morte, venisse venerato come il Dio del tè, patrono dei mercanti di tè e di tutti gli adepti dell’arte del preparare e servire la bevanda. Di lui ci restano parte di un importante patrimonio letterario, formato comunque per la maggior parte da componimenti poetici di diverso genere, tutti molto brevi. Normalmente le sue opere vengono suddivise in:

  • 17 Opere superstiti (qui è compreso il Chajing, che tra l’altro è la sua opera più lunga)
  • 13 Opere ricostruite da citazioni incluse in lavori di altri autori (tra cui lo Shui Ping, Critica delle Acque, un catalogo dei tipi di acqua da usare nella preparazione del tè, e Guzhushan ji, Memorie del monte Guzhu, contenente alcuni aneddoti sul tè)
  • 22 Opere perdute (qui compaiono diversi titoli riguardanti il tè)
  • 2 Opere varie

Dalla dinastia Ming, si contano oiltre 50 edizioni dello Chajing.

Aggiungi un commento